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Farmaci: quali medicinali fanno ingrassare?

Antidepressivi, neurolettici, corticoidi, insulina… Quali sono quei farmaci che rischiano di farti ingrassare? La lista non è lunghissima ma conviene saperlo prima, per tenere sotto controllo stile di vita e alimentazione sin dall’inizio della terapia.

Farmaci che fanno ingrassare
© Getty Images

L’aumento di peso legato all’assunzione di un farmaco preoccupa molte persone. Soprattutto perché, spesso, questo effetto collaterale non viene menzionato dal medico quando prescrive il medicinale. Una mancata informazione che ha conseguenze spiacevoli, per il Professir François Chast, primario di farmacologia-tossicologia all’Hotel-Dieu: “Non informare il paziente di questo possibile effetto collaterale può portare a errori di osservazione e a una sovraespressione degli effetti indesiderati. Se il paziente fosse stato informato, avrebbe potuto gestirli meglio.”

Gli uomini e le donne, che hanno metabolismi diversi, presentano gli stessi rischi di ingrassare assumendo questi farmaci? “Non esistono ricerche affidabili su questo punto”, risponde il Prof. Chast, che sottolinea nonostante questo che “la gestione del tessuto adiposo è un po’ più complessa nella donna che nell’uomo, a causa del contesto ormonale”.

Leggi anche: Prevenire l'aumento del peso

Gli antidepressivi e i neurolettici

I farmaci psicotropi, si sa, disturbano i segnali della fame e della sazietà attraverso un effetto oressigeno, ossia che stimola l’appetito. Inoltre, queste molecole possono diminuire il dispendio energetico, contribuendo all’aumento di peso.

Le classi che possono provocare l’aumento di peso sono gli antidepressivi triciclici come:

 

  • l’imipramina;
  • la mirtazapina;
  • la paroxetina;
  • la fluoxetina;
  • la mianserina.

 

Nella categoria dei neurolettici, i farmaci responsabili dell’aumento di peso sono:

 

  • la clozapina;
  • l’olanzapina;
  • la clorpromazina
  • il risperidone;
  • l’aloperidolo.

 

Per tutte le molecole citate, gli studi sottolineano un aumento di peso in media di 10/15%, il che può spingere il paziente a interrompere la terapia. Questo aumento di peso è reversibile quando si interrompe il trattamento. "Ma non bisogna dimenticare che le depressioni vengono curate per 6 mesi, un anno o un anno e mezzo e che quindi anche la perdita di peso dovrà essere distribuita su vari mesi”, precisa il Prof. Chast. “Bisogna inoltre tenere a mente che il numero di chili presi varia molto a seconda del paziente”.

Leggi il nostro dossier: Depressione

La terapia dei disturbi bipolari

L’aumento di peso riguarda un paziente su due, qualora la terapia del disturbo bipolare venga effettuata tramite l’assunzione di:

• litio;
• valproato;

Qual è il meccanismo responsabile? Un cambiamento del metabolismo degli zuccheri e la variazione della produzione di leptina, l’ormone della digestione che provoca la sazietà. La produzione di leptina è modulata da vari neuromediatori centrali, tra i quali la dopamina, la noradrenalina e la serotonina. I farmaci psicotropi hanno come obiettivo di inibire la ricattura di questi neuromediatori.

L’aumento di peso legato alla terapia può essere problematico in alcuni pazienti psicotici. “Questa degradazione della propria immagine legata all’aumento di peso può andare a rinforzare lo squilibrio di cui già soffrono”, sottolinea il Prof. Chast.

Smettere bruscamente la terapia espone il paziente a una brusca decompensazione. Mai interrompere una cura farmacologica senza parlarne prima con il medico.

I corticoidi

L’aumento di peso provocato da una corticoterapia è un effetto collaterale di cui i pazienti sono spesso consapevoli, principalmente perché può essere visibile in fretta (il viso si gonfia). Questa classe farmaceutica favorisce inoltre gli edemi (ritenzione idrica e di sodio) e porta a una ridistribuzione dei grassi.

L’aumento di peso può essere di vari kg e riguarda più della metà dei pazienti che seguono una corticoterapia di vari mesi. Il rischio sembra proporzionale alle dosi prescritte, soprattutto quando si superano i 10mg/giorno. “Non è raro vedere dei pazienti sotto corticoterapia mettere su 10, 15 o 20kg quando il trattamento è intensivo, in alcune malattie infiammatorie o autoimmuni”, sottolinea il Prof. Chast. Questo può creare problemi sia di immagine, ovviamente, che di sovraccarico cardiovascolare.

Alla fine della terapia, i kg presi saranno persi senza difficoltà. Le diete consigliate da alcuni medici durante la terapia (senza zuccheri complessi, senza sale) non sembrano essere efficaci per limitare questo aumento di peso temporaneo.

L’insulina

L’insulina espone a un aumento della massa grassa attraverso la stimolazione dell’accumulazione negli adipociti. “Non è per forza un problema di per sé. In passato, si usava l’espressione “diabete magro” per i pazienti che soffrivano di diabete di tipo 1 in quanto il  loro indice di massa corporea era basso. Permetter loro di arrotondarsi può essere positivo senza sfigurarli”, afferma il Prof. Chast. Inoltre, i benefici dell’assunzione di insulina sono tali che la maggior parte dei pazienti malati di diabete di tipo 1 segue la cura senza sgarrare.

Questo effetto si osserva inoltre al momento dell’assunzione di sulfamidi antidiabetici, farmaci ipoglicemizzanti che agiscono stimolando la secrezione di insulina. L’aumento di peso può essere particolarmente visibile nei primi mesi di terapia, un effetto che può essere limitato dall’assunzione di metformina (riduttore della glicemia) come complemento.

Scopri il nostro dossier: Il diabete

I betabloccanti

Sembra che alcuni betabloccanti, utilizzati nelle patologie cardiache, partecipino all’aumento della massa grassa.

Sussistono meno prove tuttavia per questa classe terapeutica. “Esiste una correlazione tra l’assunzione di betabloccanti e l’aumento di peso ma per il momento non possediamo una spiegazione fisiopatologica chiara di questo meccanismo”, spiega il Prof. Chast.

Alcune pillole contraccettive

Molte donne si lamentano dell’aumento di peso legato alla pillola. Ma sarà vero? “L’aumento di peso con un tipo di pillola può non verificarsi con un’altra pillola, a seconda della combinazione ormonale. Tenendo conto del fatto che esistono circa 50 combinazioni possibili, penso che ogni donna debba trovare la combinazione che fa per lei”, indica il Prod. Chast. “Con le pillole di 2° generazione l’aumento di peso nelle pazienti è infinitesimale”, aggiunge lo specialista.

Ricordiamo che qualora venga prescritto uno dei farmaci evocati, è indispensabile considerarne l’effetto terapeutico prima dell’aumento di peso eventuale. Questo effetto collaterale deve essere conosciuto ma non deve provocare l’interruzione della terapia. “Esistono misure preventive igieniche e dietetiche che possono limitare le variazioni ponderali e aiutare a ritrovare il peso forma alla fine della terapia: alimentazione equilibrata, attività fisica, ecc.”, rassicura il Prof. Chast. 

Sophie Cousin

Fonti:

1- Intervista telefonica con il Prof. François Chast
2- François Chast, « I medicinali in 100 domande » ed. Tallandier
3- John M. Davis, « The choice of drugs for schizophrenia », New England Journal of Medecine 254, feb 2006
4- Sarah R Blumental and coll. “An electronic health records study of long-term weight gain following antidepressant use, JAMA Psychiatry, june 2014

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18/11/2016

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